Per chi scrivi?
Nel dicembre del 2018 ho pubblicato su Amazon un libretto dal titolo "Appunti per un Paese semplice". Si tratta di analisi e riflessioni su tematiche che mi stanno particolarmente a cuore ( dal lavoro alla salute, dalla scuola alla giustizia, dalla povertà all'immigrazione, dalla Pubblica amministrazione alla Protezione civile, e così via): quattordici capitoletti che in molti casi sono ancora attuali sia per quanto riguarda le analisi che le proposte ; il che, se da un lato potrebbe essere gratificante per l'autore, dall'altro testimonia quanta fatica faccia ancora questo Paese a superare alcuni ritardi storici e liberare le tante energie positive in direzione dei cambiamenti da tutti a parole invocati.
Usai quel volumetto come regalo di Natale per amici e colleghi a cui tenevo, nella speranza che i destinatari trovassero un'oretta per leggerlo. Una delle persone a cui lo diedi, mi fece una domanda che sul momento trovai spiazzante: "Per chi l'hai scritto, per te o per gli altri? No, perché sai, a volte pensiamo di scrivere per gli altri, ma in verità stiamo scrivendo per noi stessi".
Ho pensato spesso a quella domanda, e devo confessare che, alla fine dei conti, non è sbagliato dire che ho scritto certamente per gli altri, ma forse in misura maggiore soprattutto per me, per esprimere e fissare quanto avevo riflettuto ed elaborato nei mesi precedenti.
La domanda si ripropone anche ora che mi accingo a dare vita a questo blog, attraverso il quale conto, di tanto i tanto e senza alcuna prefissata scadenza, di commentare le vicende politiche e sociali che riguardano Reggio Calabria, ma anche, più in generale, il nostro Paese.
Lo farò per me o per chi leggerà?
Direi per entrambi: per me, per essere coerente con il bisogno interiore di tener fede al dovere civico della partecipazione e per contribuire, per quanto possibile, alla crescita della comunità in cui mi trovo a vivere; ma anche per gli altri, perché senza il confronto di idee e la critica costruttiva la politica si impoverisce e la società civile muore.
Ho pensato spesso a quella domanda, e devo confessare che, alla fine dei conti, non è sbagliato dire che ho scritto certamente per gli altri, ma forse in misura maggiore soprattutto per me, per esprimere e fissare quanto avevo riflettuto ed elaborato nei mesi precedenti.
La domanda si ripropone anche ora che mi accingo a dare vita a questo blog, attraverso il quale conto, di tanto i tanto e senza alcuna prefissata scadenza, di commentare le vicende politiche e sociali che riguardano Reggio Calabria, ma anche, più in generale, il nostro Paese.
Lo farò per me o per chi leggerà?
Direi per entrambi: per me, per essere coerente con il bisogno interiore di tener fede al dovere civico della partecipazione e per contribuire, per quanto possibile, alla crescita della comunità in cui mi trovo a vivere; ma anche per gli altri, perché senza il confronto di idee e la critica costruttiva la politica si impoverisce e la società civile muore.
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